lunedì 26 maggio 2008

1963: Petrosjan - Parte 2


Ecco la seconda parte dell'ottimo articolo di Pierluigi Passerotti su Petrosjan pubblicato nel numero di dicembre del 2001 della rivista Torre & Cavallo Scacco!. Per leggere la prima parte cliccate qui. Vi ricordo che gli articoli di questa rubrica sono pubblicati sotto accordi con l'editore. E' quindi vietata la diffusione su web o carta stampata gratuitamente o a scopo di lucro.

Petrosian, l'antieroe
Così, quando inaspettatamente, il tranquillo grande maestro armeno aveva raggiunto un traguardo rincorso da tanti super giocatori sovietici come Keres, per non parlare del futuro che lascerà l'amaro in bocca a Viktor Korchnoi.
"Non avevo mai pensato, non avrei mai supposto, che un giorno avrei disputato un match per il titolo di campione del mondo e meno che mai avrei immaginato che il mio avversario sarebbe stato Mikhail Botvinnik."
Così scrisse Petrosian in un memoriale rimasto sconosciuto per 25 anni da quando si svolse il match. La pubblicazione dei pensieri di Tigran è illuminante circa la sua personalità. Che si trattasse di un uomo apparentemente distaccato ma gentile e modesto lo si sapeva. Come era nota la sua propensione a pareggiare velocemente quando non fosse necessario spingere a fondo sull'acceleratore. Taluni lo hanno sottovalutato e svalutato per questo, dimenticando brillanti soluzioni tattiche di cui si dimostrò capace. Ma di questo e dei suoi famosi sacrifici di qualità posizionali parleremo più avanti.
Un professore dell'Università di Mosca, scrisse su una rivista scacchistica che "nessuno rispetta il suo avversario più di Petrosian... egli conduce la partita come se l'altro abbia consapevolezza di tutte le più latenti possibilità e stia minacciando di attuarle... e Petrosian (vedendole per l'avversario) prende le misure adeguate... In un certo senso egli gioca anche per l'avversario. In questo Petrosian è come Tolstoy, trova qualcosa di buono in ognuno..."
Questa immagine sintetizza la nota capacità di Petrosian di avvertire i pericoli molto prima del loro apparire sulla scacchiera. Eppure Tigran talvolta, e soprattutto alla fine della sua carriera, giocava in modo alquanto contorto cadendo in posizioni inferiori. Forse ciò dipendeva dal fatto che fu un giocatore strategicamente molto originale e quando la capacità mentale di controllare al meglio la posizione subiva qualche diminuzione, per l'età o semplicemente per fatica ed emozione, poteva perdere in modo sorprendente per un GM del suo livello.
Il suo grande merito consistette nella capacità di eliminare nel corso degli anni i difetti del suo gioco e raggiungere il massimo della forza quando, fatta tanta strada in questa direzione e creatosi un suo originale repertorio di aperture, aveva ancora energia e forza mentale per sostenere incontri al massimo della tensione.

Petrosian giornalista e sfidante
Appena saputa la decisione di Botvinnik, iniziò una trattativa per la data di inizio. Petrosian aveva un problema di tonsillite ricorrente e voleva operarsi avendo il tempo per la convalescenza nella stagione più propizia. Iniziare a marzo a Mosca avrebbe significato, nei mesi precedenti, correre il rischio di malanni, per il clima freddo della capitale. D'altro canto Botvinnik non voleva rischiare il caldo estivo e così alla fine la FIDE scelse una data di compromesso: 23 marzo.
Nel suddetto memoriale, Petrosian racconta di aver ripercorso con la mente tutti i match e grandi eventi che aveva vissuto come commentatore e giornalista (quando non da giocatore) in cui si era esibito il grande Botvinnik. Il quadro psicologico che fece dell'avversario fu frutto di un lavoro... alla Botvinnik. Tigran studiò la causa delle sconfitte che Botvinnik inflisse nei match di ritorno a Smyslov e Tal. Il detentore del titolo è svantaggiato psicologicamente e nel caso dei più giovani Smyslov e soprattutto Tal c'era la sensazione di avere ormai affossato il "vecchietto", che un altro match sarebbe stato una seconda edizione del primo. Invece Botvinnik sapeva combattere ogni volta inventando qualche nuova situazione agonistica o tecnica. Poneva problemi che non era facile affrontare né tantomeno risolvere in fretta. Tigran narra di non aver accettato la supposizione, superficiale, della debolezza tattica dell'anziano campione, ancorché da tutti affermata (perfino dallo stesso Botvinnik).
"Come si poteva dare un simile giudizio su un giocatore che aveva creato vittorie brillanti come quelle ottenute su campioni del calibro di Capablanca e Alekhine?"
A questo proposito è interessante una considerazione, di alcuni decenni posteriore, del giovane Kasparov proprio su Petrosian. Kasparov, giocò alcune partite con Tigran, e ne perse una dove lanciò un poderoso attacco che, nelle estreme conseguenze, sarebbe stato probabilmente vincente, ma la difficoltà era grande e Tigran seppe calcolare meglio dell'astro in piena ascesa, trovando il modo di resistere finchè fu Garry a sbagliare e soccombere. Se mai ce ne fosse bisogno, ecco una dimostrazione della capacità di Tigran di chiudere anche in grande stile d'attacco combinativo.

Tigran Petrosian - Boris Spassky
Match per il titolo mondiale (1966) - partita 10

21.Ce3! Axf1 22.Txf1 Cg6 23.Ag4 Cxf4? 24.Txf4! Txf4 25.Ae6+ Tf7 26.Ce4 Dh4 27.Cxd6 Dg5+ 28.Rh1 Ta7 29.Axf7+ Txf7 30.Dh8+! 1-0

Dunque, per Petrosian fu facile non cadere in errore di sottovalutazione. Né la sottovalutazione era un difetto che poteva esistere in un uomo modesto e schivo a conformarsi alle credenze generali. Un giocatore, inoltre, molto originale, tanto da risultare poco compreso e gradito, oppure al contrario catturare l'ammirazione di coloro che compresero la sua profonda creatività. Per essere un genio di questo particolare tipo non si deve dipendere troppo dalla benevolenza ed approvazione degli altri. Si deve essere mentalmente molto liberi e correre il rischio delle proprie idee.

Allo scopo di verificare la sua originale e libertà di giudizio, ecco un esempio, seppure non eclatante. Qui ci interessa l'idea allora abbastanza controcorrente, della cessione della coppia di alfieri (oggi farebbe meno scalpore, ma è grazie alla scoperta delle eccezioni fatte da campioni come Petrosian che per noi è più facile!).

Tigran Petrosian - Wlodzimierz Schmidt
Olimpiade di Skopje, 1972

8.Axc6+ bxc6 9.Dc1 h6 10.Cf3 Ah3 11.Tg1 Ag4 12.Cd2 Cd5 13.Cxd5 cxd5 14.Cb3 Dd6 15.f3 Ad7 16.d4 Tb8 17.Rf2 h5 Qui il nero si rese conto di avere ormai partita persa e allora tentò una disperata reazione. 18.Af4 e5 19.dxe5 Axe5 20.De3 f6 21.Dxa7 1-0

Tigran Petrosian - Mark Taimanov
22° Campionato URSS, Mosca 1955

14.Tad1 Mossa normale, chiunque la farebbe, ma dopo 14...exd4 chi proseguirebbe nel modo assolutamente inatteso 15. Ah7+! Se lo fa Petrosian ci deve essere qualche buona ragione, chi lo saprebbe dire? 15...Rh8 16.Txd4 Ecco l'originalità di Tigran: doveva dare scacco in h7, volendo riprendere di Torre in d4. L'immediata 15.Txd4 Cf6! non va. Non riprendere in d4 con il pedone e indica libertà mentale, ma motivare questa scelta come un attacco poco evidente e immaginarlo alla quattordicesima mossa è eccezionale! Uno stile alla Tal? Alla fine, ma originale in fase di ideazione. 16...Ac5 16...Ae7 17.Ce5 Tf8 18.Cxd7 Axd7 19.Tfd1+-; 16...De7 17.Tfd1 Ac7 18.Te4 Dd8 19.Tg4 f6 20.Af5 De7 21.Ch4+-; 16...Cf6 17.c5 Cxh7 18.Txd6 con la terribile minaccia Txh6; 16...Ac7 17.Tfd1 De7 18.Te4 Df8 19.Th4 con leggero vantaggio per il bianco. 17.Tf4 De7 17...Tf8 18.Td1!18.Te4! Df8 19.Th4! f6 19...Cf6 20.Txh6!+- 20.Ag6 Te7 21.Th5! Con l'idea di Ch4. 21...Ad6 22.Td1 Ae5 23.Aa3 c5 24.Ch4! 1-0 Il nero abbandonò in vista di 24...Dd8 25.Ae4 Rg8 26.Ad5+ o 24...Dg8 25.Ah7! Dxh7 26.Cg6+

E' il momento di vedere alcuni dei più tipici sacrifici posizionali di qualità di Petrosian, meno brillanti di quello con Spassky, ma più profondi.

Samuel Reshevsky - Tigran Petrosian
Torneo dei candidati, Zurigo 1953

Petrosian racconta che inizialmente gli era sembrata una posizione persa. Poi capì che se il Cc6 non poteva arrivare in d5 con 25...Cb8 26.Af3 Cd7 27.d5+-, non significava che non ci fosse altra via per bloccare il centro bianco e portare in d5 il Cavallo. Provate a scoprire come si risolve questo problema posizionale. 25.Te6!! 26.a4 Il bianco prova a non accettare il sacrificio di qualità, poi visto che il Cavallo arriva lo stesso in d5, lo accetterà. 26...Ce7 27.Axe6 fxe6 28.Df1 Cd5 29.Tf3 Ad3 30.Txd3 cxd3 31.Dxd3 b4 32.cxb4 axb4 E poco dopo Reshevsky propose la patta dato il forte compenso di Petrosian per il pedone! 1/2-1/2

Va bene: la creatività non è solo sacrificio per il matto, la difesa può salvare una posizione inferiore, ma per vincere ci vuole qualcosa di più, o no?

Tigran Petrosian - Wolfgang Unzicker
Amburgo 1960

Che pensa un autentico antieroe? Che il suo Re può scappare ad ovest e poi vincere! Tale tipo di strategia si trova in almeno altre due famose partite di Tigran. Oggi è diventata patrimonio comune per i giocatori evoluti. Qui è relativamente facile pensarci, considerando la passività del Nero, si noti che 29...Tb8 30.Tb6 Td8 31.Tcc6 darebbe un'invasione decisiva. 29.Rf8 30.h4 h5 31.T1c2 Flessibilità e accuratezza. 31...Rg7 32.Re1 Rg8 33.Rd1 Rh7 34.Rc1 Rg8 35.Rb1 Rh7 36.De2 Db7 37.Tc1! Rg7 38.Db5! Da8 39.f4! La spinta in g4 vincerà, intanto è limitato l'Ad6 e il Nero non può bloccare con f5 per l'indebolimento generale (e6 e settima traversa). 39...Rh7 40.De2 Db7 41.g4! hxg4 42.Dxg4 De7 43.h5 Df6 44.Ra2 Rg7 45.hxg6 Dxg6 46.Dh4 Ae7 47.Df2 Rf8 48.Cd2 Tb7 49.Cb3 Ta7 50.Dh2! Af6 51.Tc8! Td7 52.Cc5! b3+ 53.Rxb3 Td6 54.f5! Tb6+ 55.Ra2 1-0

Il quadro appena tratteggiato dello stile di Petrosian può dare un'idea di quanto egli fosse probabilmente lo sfidante più ostico di Botvinnik.

Monday's Chess puzzle #11

Mossa al bianco.

venerdì 23 maggio 2008

Recensione: Scaccopoli. Le mani della politica sugli scacchi

"Sono pochi i giochi che possono vantare una storia ultramillenaria. Forse nessuno come gli scacchi ha suscitato un interesse costante nel tempo. Questo gioco ha dimostrato una eccezionale capacità di adattarsi a culture anche molto diverse, e al progresso della tecnica. Gli scacchi si sono trovati a loro agio tra i pastori del deserto dell’ottavo secolo come dell’uomo del ventunesimo, che li vedono ammiccare dallo schermo dell’ultimo ritrovato tecnologico col loro fascino di sempre. La particolarità di questo gioco "intellettuale" non è sfuggita al potere che si è interessato ad esso, ora ostacolandolo ora facendone la sua fortuna".

Così nell’introduzione di Mario Leoncini al suo Scaccopoli - Le mani della politica sugli scacchi, Phasar 2008, un lavoro di ricerca denso e compatto, ricco di spunti interessanti come è ormai nelle abitudini dell’amico senese (ricordo i due precedenti lavori sul rapporto scacchi-crimine e scacchi-sesso pubblicati dalla Prisma di Roma).
Si parte dagli scacchi nella Unione Sovietica subito dopo la rivoluzione e l’interessamento del regime bolscevico con l’intervento di Stalin in persona per "aiutare" in qualche modo il grande Botvinnik, che magari di aiuto ne avrebbe anche fatto a meno (e ci rimase anche male). I successi all’estero dei baldi giovani russi servivano come propaganda politica e gli scacchisti che si opponevano al regime o non collimavano troppo con esso ebbero vita dura. Vedi Pachman e Korchnoi, per esempio. Gli avversari esteri più temibili erano poi controllati. Si sa che Bobby Fischer veniva "seguito" (in tutti i sensi) dal KGB e l’FBI teneva sotto osservazione la madre paventando che fosse una spia al servizio dei russi.
Anche il nazismo non fu da meno nel rapporto con scacchi. Ma in altro modo. Facendone, cioè, uno strumento di lotta antisemita. Secondo le idee di qualche cervello surriscaldato "Lo stile di vita ebreo calcolatore e avido, si ripercuoteva anche negli scacchi trasformandoli nello stile prudente e calcolato di chi preferisce una patta ad una vittoria eroica". Perfino il grande Alekhine non fu immune da questo clima ideologico.
Il Fascismo seguì pedissequamente (come era solito fare) il Nazismo, cercando di mettere addirittura un marchio sui pezzi, per scoraggiare altre forme internazionali di tipo Staunton, ma (per fortuna) non ebbe successo.
Altri aspetti interessanti del libro sono le vicende personali di Fischer e Kasparov ed un solluccherante (l’ho coniata io) elenco di politici più o meno scacchisti a partire da Marx, per seguire con Lenin, Hitler, Ho Chi Min, Tito, Che Guevara, Fidel Castro e così via. Un bel libro scritto in maniera semplice e piacevole.
Fabio Lotti

giovedì 22 maggio 2008

Partita spagnola, variante di cambio secondo Efstratios Grivas

Una delle aperture più odiate da affrontare da chi sceglie di giocare 1...e5 è la variante di cambio della partita spagnola. A causa di questa variante, riesumata da Fischer negli anni '60, molti giocatori decidono di lasciar perdere 1...e5 e di trattare in modo diverso la partita di re, magari giocando una siciliana o una francese. Guardando la posizione dopo 1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Ab4 a6 4.Axc6 dxc6 5.0-0 è facile capire perchè questo impianto è molto temuto.
Il bianco cede volontariamente la coppia di alfieri danneggiando la struttura pedonale nera che in finale rivelerà tutte le sue debolezze. Generalmente il nero fa fatica a generare adeguato controgioco nel centropartita e la sensazione che molti giocatori provano è di "rassegnazione". Per il bianco però non è tutto rose e fiori: il vecchio detto di Tarrasch "prima del finale gli dei hanno messo il mediogioco" resta sempre valido, e quella bella coppia di alfieri è pronta a dire la sua... Il nero alla quinta mossa ha provato un po' di tutto: 5...f6, 5...Dd6, 5...Ag4, 5...Df6, 5...Ad6 e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia ho trovato estremamente interessante la mossa 5...Ae7!?
Consigliata dal GM Efstratios Grivas, è una variante ancora poco conosciuta tra i giocatori di club, ma è stata già adottata da numerosi forti GM come Sokolov, Piket, Hector, Lalic, Miton, Inarkiev e da ben 3 super GM di tutto rispetto: Levon Aronian, Michael Adams e Alexei Shirov. Quella che sembra, a prima vista, una mossa bizzarra, porta in realtà a posizioni molto taglienti se il bianco decide di accettare il temporaneo sacrificio di pedone. Se declina l'offerta, il nero non ha difficoltà a pareggiare il gioco, raggiungendo una posizione comoda. Dato che, come ben sa chi visita assiduamente il blog, gli articoli di questa rubrica non hanno la pretesa di essere esaustivi, se vi interessa l'argomento e necessitate di un articolo completo vi consiglio l'acquisto di Dangerous Weapons 1 e4 e5 dove viene analizzata approfonditamente.

Il bianco accetta il pedone: 6.Cxe5 Dd4 7.Dh5 g6
Il banco di prova dell'intera variante. Per 7.Cf3 si veda la Weide - Sokolov, Rotterdam 1998, ma è l'uscita della donna la mossa più giocata, perchè oggettivamente offre maggiori chances al bianco. 8.Cf3 Dxe4 9.Da5 9.d3 Df5 10.Dxf5 Axf5 11.Te1 f6 12.Cbd2 Rf7 13.Ce4 Te8 14.Ad2 h5 Reinderman - Piket, Breda 1999 e il nero non ha problemi. 9...Dxc2 10.Te1 Dd3 11.Dxc7 Dd8 12.Df4 Il cambio delle donne ovviamente non conviene 12.Dxd8 Rxd8 13.d3 Af5. 12...Rf8 13.Cc3 g5!?
E' possibile trattare la posizione in modo più tranquillo con 13...Rg7, ma mi piace particolarmente quest'idea di Sokolov: il nero inizia subito a spingere i pedoni dell'ala di re prima ancora di terminare lo sviluppo delle proprie forze in questo settore della scacchiera! 14.De3 Ch6 15.b3 Cf5 16.De2 h5 Continuando a guadagnare spazio sul lato di re... 17.Ab2 g4 Di nuovo una provocatoria spinta di pedone! 18.Ce5 Cd4 Fin qui avevamo seguito la Lemmers - Sokolov, Breda 2000. In partita è stata giocata l'imprecisa 19.Dd1, alla quale va preferita 19.De4!
Dopo 19...Af5! potrebbe seguire qualcosa tipo 20.Df4 Ag5 21.Cd7+ Axd7 22.Dxd4 Af6 23.Db4+ Rg7 24.Dxb7 h4 25.Te3 h3 26.g3 con posizione sbilanciata e possibilità per entrambi. E' interessante notare che le posizioni che scaturiscono da 6.Cxe4 si allontanano decisamente dal solito "piattume" delle linee principali della variante di cambio della spagnola.

Il bianco rifiuta il pedone: 6.d3 Af6 7.Cbd2 Ce7 8.Cc4 Cg6
Ovviamente il bianco non è costretto a mangiare in e5. In questo caso il nero ottiene una posizione solida grazie alle manovre Ae7-f6 e Cg8-e7-g6. 9.b3 In una partita per corrispondenza che sto giocando proprio in questo periodo, il mio avversario ha optato per 9.c3 probabilmente per cercare un'espansione un'espansione di pedoni centrale. Dopo 9...c5 10.Ae3 b6 11.h3 Ae6 12.Dc2 0-0 trovo però che il nero ha raggiunto facilmente una posizione comoda, pari e senza particolari problemi. 9...0-0 10.Ab2 Te8 Fino a questo momento il gioco è ruotato intorno al pedone in e5 del nero. 11.h3 a5 12.a4 Il bianco impedisce la fastidiosa spinta a5-a4. 12...c5 13.Rh1 b6 14.Ac3 Fino ad ora abbiamo seguito la Leko - Aronian, Dortmund 2006. In partita il GM armeno ha giocato 14...Ae6 ma preferisco la mossa 14...c6 suggerita da Grivas in analisi. L'idea è di giocare Dd8-c7 e di rispondere a 15.Ch2 con 15...Ag5 16.Cg4 f6
Conclusioni
Allo stato attuale della teoria, 5...Ae7 sembra essere un'ottima alternativa alle varianti principali, perfettamente giocabile e sicuramente meno conosciuta. Il nero ottiene posizioni taglienti se il bianco gioca 6.Cxe5, mentre raggiunge una facile parità in caso di 6.d3.

mercoledì 21 maggio 2008

Mikhail Moiseyevich Botvinnik


Fabio Lotti mi ha inviato un nuovo profilo dell'immenso Mikhail Moiseyevich Botvinnik per la rubrica i re degli scacchi pubblicato nella rivista L'Italia Scacchistica. Buona lettura!

Leningrado, 20 novembre 1925. Il campione del mondo José Raul Capablanca sta tenendo una simultanea nel più noto circolo di scacchi della città. E’ un po’ nervoso, il torneo di Mosca al quale partecipa non va molto bene, alcune patte ed una sonora sconfitta dal pur non eccezionale Iljin Zhenevskij. Oggi è giorno di riposo, dovrebbe approfittarne, appunto, per riposarsi, per distendere i nervi. Eppure si trova lì, dopo una notte di viaggio a soddisfare le aspettative dei suoi ammiratori senza darsene, apparentemente, una spiegazione. Davanti a lui un ragazzetto quattordicenne che lo fissa con una specie di grintosa meraviglia. Che vincerà la partita e diventerà per ben tre volte campione del mondo.
Mikhail Moiseyevich Botvinnik nasce a Pietroburgo il 17 agosto 1911, conosce gli scacchi abbastanza tardi rispetto ad altri campioni, più precisamente a dodici anni nel 1923. L’inizio non è proprio fulminante ma in continua, netta progressione. Progressione che lo porta a vincere due tornei di forza eccezionale come quelli di Mosca del 1935 e di Nottingham dell’anno successivo. Nel torneo AVRO del 1938 occupa “soltanto” il terzo posto riuscendo comunque a battere Alekhine e Capablanca. E’ venuto il momento di prepararsi alla lotta per il titolo mondiale. La guerra, però, butta tutto all’aria. Muore Alekhine e la corona resta vacante. Viene organizzato un torneo a sei giocatori ridottosi poi a cinque per la mancata partecipazione dell’americano Fine da tenersi a l’Aia e a Mosca nel 1948. Per Botvinnik è un vero e proprio trionfo. Primo con quattordici punti su ventiquattro si lascia alle spalle Smyslov a undici punti, Reshevsky e Keres a dieci e mezzo, ed infine ultimo a quattro punti l’ormai tramontato Euwe. Inizia l’era di un lungo regno. Anche se contrastato. Contrastatissimo. La prova della verità arriva nel 1951 e si presenta sotto le sembianze di Bronstein. Ora David Ionovic Bronstein non è un tipetto da nulla. Non lasciatevi ingannare dalle fotografie che ce lo mostrano talvolta con la fronte stempiata del nostro salumiere di fiducia. Ha alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Più volte campione dell’U.R.S.S. è riuscito a sbarazzarsi, dopo un drammatico spareggio, del temibilissimo Boleslavskij per la candidatura al titolo mondiale. Ciò che fa più paura è il suo gioco: deciso, fantasioso, dirompente. Si prospetta una lotta dura su 24 partite che ha inizio il 15 marzo 1951 nella enorme sala da concerti di Mosca. E lotta dura sarà, fino alla fine. Nella sesta partita Bronstein commette un errore memorabile in un finale decisamente pari che ha fatto il giro del mondo. Pareggia il punteggio all’undicesima, soccombe nella successiva. Riesce a raggiungere il suo monolitico avversario nella diciassettesima con una convincente difesa Nimzoindiana, ma ancora una volta Botvinnik prende il comando nella diciannovesima. Per gli spettatori è come assistere ad un film di Hitchcock. Il finale è da infarto. Lo sfidante, dopo una patta, riesce a vincere due partite di seguito. Ora gli basta strappare un punto nei restanti due incontri ed è fatta. Molti la pensano così, ma Botvinnik è Botvinnik. Vince la ventitreesima con un finale superiore di Alfieri contro Cavalli e divide il punto nella successiva in posizione vantaggiosa. Il terribile match è terminato pari, la corona, però, resta sulla fronte, certamente sudata, del detentore come previsto negli accordi.
La seconda prova della verità arriva, sempre nella sala concerti di Mosca, il 16 marzo 1954. Questa volta davanti a lui siede Vassily Vasilievich Smyslov, un giovanottone trentatreenne dall’aspetto falsamente pacioso che al torneo dei candidati del 1953 si è piazzato primo dopo ventotto turni estenuanti contro avversari del calibro di Keres, Bronstein, Reshevsky, Euwe, Gligoric, Najdorf, Boleslavsky, Geller, Petrosian e chi più ne ha più ne metta. Il suo gioco non è certo brillante come quello di Bronstein, ma forse più subdolo e insidioso. Sono andato a vedermi le sue partite nel mio database (un aspetto positivo dei “Profili” per il sottoscritto è che imparo sempre qualcosa) e sono rimasto impressionato da questo gatto mammone della scacchiera. Sa creare minacce anche nelle posizioni che non dicono nulla. E poi la sua tecnica nei finali risulta quasi perfetta. L’inizio è travolgente per il detentore del titolo che viene raggiunto e superato nell’undicesima partita, ribalta la situazione alla sedicesima, ma viene di nuovo ripreso e l’incontro termina ancora in perfetta parità per 12 a 12. Dopo un risultato mediocre (per lui) nel campionato sovietico del 1955, ed un giro per la Svizzera tenendo simultanee insieme a Flohr, eccolo nuovamente di fronte a Smyslov - che nel frattempo ha vinto il torneo dei Candidati di Amsterdam - nel 1957. Questa volta sono dolori e rimane sconfitto per +3 =13 -6, ma l’anno successivo è tutta un'altra musica. Si vede subito anche dall’aspetto, dalla ferma determinazione, dalla concentrazione dopo un accurato lavoro di messa a punto delle sue armi che Botvinnik è intenzionato a riprendersi il titolo. E’ una sensazione palese, direi palpabile (molti danno già per scontato il risultato) che si concretizza con un secco +7 =11 -3. Lo stesso Smyslov, dopo aver cercato qualche piccola scusa alla sconfitta nel suo cattivo stato di salute, ammetterà onestamente che il suo avversario si era preparato al match in maniera impeccabile.
Non è finita qui. Nel 1960 lo aspetta al varco Mikhail Nechemjievic Tal, detto più affettuosamente Misha. Su questo campione non voglio aggiungere altro. Non c’è scacchista dal cuore più peloso che non lo abbia amato, che non serbi ancora un sentimento di ammirazione e rispetto per lui. E’ all’apice della forma e non porta rispetto a nessuno. Nel torneo dei Candidati del 1959 ha schiaffeggiato Smyslov, Keres, Petrosian, Benko, Olafsson e ha rifilato quattro calci nel sedere ad un certo Robert James Fischer. Due personalità, due stili di gioco in aperto contrasto fra di loro. Il mondo scacchistico è in fermento. Chi riuscirà a prevalere? La risposta non si fa attendere. Botvinnik, attaccato con furia selvaggia, è costretto a cedere con un distacco di ben quattro punti. Ma non si dà per vinto. Non è certo nel suo carattere anche se gli costa molto mettersi in discussione. E così, come era successo con Smyslov, cura le sue ferite, analizza i propri errori, pianifica una nuova strategia di gioco che eviti accuratamente le situazioni complesse e poco chiare, si ristabilisce nel fisico e... E l’anno dopo si riprende la corona con un secco 13 a 8!
Poi arriva Petrosjan (tenete presente che nel frattempo il Nostro sta invecchiando come è nelle leggi di Madre Natura, si porta dietro qualche acciacco mentre gli avversari sono più giovani e... sani), il boa constrictor Tigran Vartanovic Petrosjan che lo "convince" a staccarsi da questa benedetta corona. La sua preparazione al match, che ha inizio il 23 marzo 1963, è accuratissima aiutato da un secondo di superbo valore come Boleslavskij. Nulla viene lasciato al caso. Tutto il gioco di Botvinnik è messo al setaccio. Il lavoro da i suoi frutti. Tigran è una roccia, possente, instancabile e praticamente inattaccabile. Ecco che cosa scrisse Botvinnik qualche anno più tardi "Petrosjan crea situazioni dove gli avvenimenti si sviluppano quasi al rallentatore. Aggredire i suoi pezzi è difficile: i pezzi attaccanti avanzano lentamente come se intorno alla posizione di Petrosjan ci fosse una palude. E quando alla fine si riesce magari a mettere insieme un qualche attacco, o il tempo a disposizione è troppo poco oppure si è troppo stanchi per l’affondo". Per farla breve diventa il nuovo campione del mondo con un convincente punteggio di dodici e mezzo a nove e mezzo. La carriera scacchistica di Botvinnik non finisce certo qui, perché il suo nome è legato in seguito ad altri prestigiosi tornei. Ma per noi comuni mortali basta e avanza.
Da tutto quello che ho scritto in maniera molto succinta per un profilo sembra proprio che il Nostro abbia speso completamente il suo tempo dietro a Re e Regine e abbia consumato tutte le sue energie per difendere il suo regno. E invece serve solo a spiegare in parte la sua poliedrica e possente personalità: ingegnere capo presso il dipartimento dell’Energia degli Urali, studioso e ricercatore in materia di elettrotecnica e di programmi per computer scacchistici, vero deus ex machina di quella Unione Sovietica post-rivoluzionaria che intendeva servirsi di ogni mezzo, e quindi anche degli scacchi, per la sua propaganda politica. Egli è stato anche un abile e prolifico scrittore e commentatore, ma soprattutto un eccellente organizzatore. La sua Scuola ha fatto epoca. Da essa sono usciti fior di campioni come Karpov e Kasparov che hanno dato vita ad una delle lotte più dure ed entusiasmanti per la corona mondiale. Basterebbe solo questo, al di là dei suoi allori, a non farci dimenticare il nome di Mikhail Moiseyevich Botvinnik scomparso a Mosca il 5 maggio 1995.
Fabio Lotti